Assumere lavoratori filippini in Italia: la verifica del contratto presso il MWO
Il Migrant Workers Office di Roma verifica datore, job order e contratto prima del dispiegamento. Accreditamento DMW valido 4 anni e iter in cinque passaggi.
Prima che un lavoratore filippino possa partire per l'Italia, il contratto di lavoro deve essere verificato dal Migrant Workers Office, l'ufficio del Department of Migrant Workers che opera presso l'Ambasciata delle Filippine a Roma. Il MWO, fino al 2023 noto come POLO, controlla il datore di lavoro, il job order e il contratto. Senza quella verifica il dispiegamento non è regolare.
Cosa verifica il MWO di Roma
La verifica non riguarda solo il testo del contratto. L'ufficio esamina tre elementi insieme: l'esistenza e la solidità del datore di lavoro italiano, la coerenza del job order con il posto realmente offerto e le condizioni scritte nel contratto, retribuzione, orario, alloggio e durata. Se uno dei tre non regge, la pratica si ferma prima della fase consolare.
Il presupposto è l'accreditamento del datore di lavoro estero presso il Department of Migrant Workers. Secondo la prassi del DMW l'accreditamento ha durata di norma quadriennale, salvo revoca. Un datore che assume una seconda coorte due anni dopo la prima non rifà quindi l'intera istruttoria di accreditamento, ma deve comunque far verificare ogni nuovo contratto.
L'elenco documentale richiesto dal MWO di Roma comprende:
- il contratto di lavoro firmato, nella versione destinata al lavoratore;
- il passaporto valido del lavoratore;
- il permesso di lavoro valido, cioè il titolo italiano che autorizza l'assunzione;
- documento di identità e delega del firmatario che sottoscrive per l'azienda;
- la visura camerale della società;
- le ultime buste paga, come prova della capacità retributiva effettiva;
- l'undertaking firmato dal datore di lavoro.
L'elenco si allunga per i lavoratori filippini che si trovano già in Italia e che non risultano registrati come lavoratori migranti presso l'ex POEA, oggi confluita nel DMW. Per questi casi il MWO di Roma chiede due atti aggiuntivi: un affidavit notarile del lavoratore sulle circostanze del reclutamento, cioè come e tramite chi è arrivato in Italia, e una dichiarazione del datore di lavoro con l'elenco dei cittadini filippini assunti in azienda.
Sono documenti di ricostruzione, non formalità. L'affidavit serve a stabilire se vi sia stato reclutamento irregolare; la dichiarazione del datore serve a verificare se l'azienda impieghi altri lavoratori filippini in posizione non verificata. Un datore che presenta un elenco incompleto e che viene poi smentito da un'altra pratica in corso mette a rischio l'intero rapporto con l'ufficio, non solo il singolo contratto.
L'ufficio tratta le pratiche solo con documentazione completa e pagamento verificato. Una domanda presentata con la visura scaduta o senza la delega del firmatario non entra in coda: resta sospesa finché il fascicolo non è completo, e il tempo perso non viene recuperato in seguito.
L'iter in cinque passaggi
Il MWO di Roma struttura la verifica in cinque passaggi in sequenza. Nessuno può essere anticipato.
| Passaggio | Cosa succede | Chi agisce |
|---|---|---|
| 1 | Domanda online di verifica | Datore di lavoro o rappresentante |
| 2 | Colloquio via Skype con l'addetto al lavoro | Datore di lavoro |
| 3 | Consegna dei documenti all'ufficio | Datore di lavoro |
| 4 | Bonifico bancario delle spese | Datore di lavoro |
| 5 | Ritiro dei documenti verificati | Datore di lavoro o delegato |
Il colloquio del secondo passaggio è il punto in cui più pratiche si fermano. L'addetto al lavoro chiede al datore di descrivere la mansione, la sede, il numero di dipendenti e il trattamento previsto. Se le risposte non coincidono con il job order o con le buste paga depositate, la verifica viene rinviata e il fascicolo torna indietro. Il quarto passaggio, il pagamento, è vincolante nella forma: il MWO tratta la pratica solo a pagamento verificato, quindi un bonifico privo di causale riconoscibile produce lo stesso effetto di un pagamento mancante.
Come si incastra con la procedura italiana
La verifica del MWO si colloca dopo il titolo italiano, non prima. Il permesso di lavoro valido è un documento richiesto in fase di verifica, quindi la sequenza corretta è: quota e nulla osta in Italia, poi verifica del contratto a Roma, poi visto e partenza. Chi pianifica la data di ingresso a partire dal solo calendario italiano dimentica un passaggio che si svolge a Roma ma risponde a regole filippine. I dettagli sul lato italiano sono nelle quote del decreto flussi 2026 2028 e nella procedura per il permesso di soggiorno per lavoro.
Le spese della verifica si sommano a quelle italiane di assunzione, che abbiamo quantificato nel costo di assunzione di un lavoratore extra UE in Italia. Un datore che gestisce per la prima volta un corridoio filippino può chiedere una lettura del proprio fascicolo nella pagina datori di lavoro.
Il corridoio filippino verso l'Italia è ordinato quando le due amministrazioni vengono trattate come due code distinte con requisiti propri. La verifica del MWO non duplica il nulla osta italiano: guarda al datore e al contratto dal punto di vista dello Stato di origine, e il suo esito condiziona la partenza tanto quanto il visto.
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