Quanto costa assumere un lavoratore extra UE in Italia
Marca da bollo, permesso elettronico, visto nazionale e viaggio di rientro: le voci che compongono il costo di una pratica di ingresso per lavoro in Italia.
Le voci fisse di una pratica di ingresso per lavoro in Italia sono modeste: 16 euro di marca da bollo, 30,46 euro per il permesso elettronico e 30,46 euro per il servizio postale indicati dal Ministero dell'Interno, più il contributo dell'articolo 5, comma 2 ter del D.Lgs. 286/1998, fra 40 e 100 euro. Il costo reale nasce altrove.
Un responsabile acquisti che chieda quanto costa assumere dall'estero riceve quasi sempre due risposte incompatibili: poche centinaia di euro se si guarda alla modulistica, diverse migliaia se si guarda al conto economico dell'inserimento. Entrambe sono corrette e descrivono due voci diverse. Vale la pena separarle prima di costruire un budget.
Le voci amministrative, quelle prevedibili
Il primo blocco è composto da importi fissati per legge o da tariffe pubbliche. Sono gli unici che si possono stimare con precisione al momento della delibera di spesa.
| Voce | Importo | Fonte |
|---|---|---|
| Marca da bollo per la richiesta di permesso | 16 euro | Ministero dell'Interno |
| Permesso di soggiorno elettronico | 30,46 euro | Ministero dell'Interno |
| Servizio postale per il kit | 30,46 euro | Ministero dell'Interno |
| Contributo per il rilascio del permesso | da 40 a 100 euro secondo la durata | art. 5, comma 2 ter, D.Lgs. 286/1998 |
| Diritto per il visto nazionale di lunga durata | 116 euro | Ministero degli Affari Esteri |
| Certificato di idoneità alloggiativa | bollo e diritti di segreteria fissati dal comune | legge 241/1990 per i termini del procedimento |
Il totale di questo blocco si colloca fra i 230 e i 300 euro per lavoratore, con l'eccezione dei diritti comunali, che variano da comune a comune. Su una coorte di venti persone sono poco più di cinquemila euro, una cifra che raramente sposta una decisione di assunzione.
A questo blocco va aggiunta una voce professionale non tariffata. Il decreto legge 20/2023 ha introdotto per le domande non stagionali l'asseverazione dei requisiti del datore, rilasciata da un consulente del lavoro o dalle organizzazioni datoriali abilitate: certifica la capacità economica dell'impresa e la congruità del contratto proposto. È un onorario professionale, non un diritto pubblico, e si negozia per pratica o per coorte.
Le voci che spostano davvero il budget
Il secondo blocco non compare in nessun tariffario e determina il costo effettivo.
La prima voce è il viaggio di rientro. L'articolo 5 bis del Testo Unico immigrazione impone al datore di impegnarsi, nel contratto di soggiorno, al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza. È un impegno assunto all'ingresso e monetizzabile anni dopo, e va accantonato come tale.
La seconda è l'alloggio. Il datore deve garantire una sistemazione conforme ai parametri dell'edilizia residenziale pubblica, e quei parametri fissano la capienza: 14 mq per ciascuno dei primi quattro occupanti e 10 mq per ciascuno dei successivi, come descritto nella guida al contratto di soggiorno e all'idoneità alloggiativa. Il canone mensile per posto letto, in provincia, è quasi sempre la voce ricorrente più alta dell'intera operazione.
La terza è il tempo. Fra la trasmissione della domanda in click day e il primo giorno di lavoro effettivo passano di norma quattro o cinque mesi: sessanta giorni per il nulla osta secondo l'articolo 22 del Testo Unico, trenta giorni per il visto consolare, otto giorni per il contratto di soggiorno e poi la convocazione in Questura descritta nella guida al permesso di soggiorno per lavoro. Il costo di quel periodo è il costo della posizione scoperta, e in un reparto a ciclo continuo supera ogni altra voce.
La quarta è contributiva e non ha nulla di specifico per i lavoratori stranieri. Le aliquote INPS a carico del datore si collocano, nella maggior parte dei settori industriali, intorno al 30 per cento della retribuzione lorda: l'assunzione dall'estero costa in contributi esattamente quanto un'assunzione locale allo stesso livello del contratto collettivo, perché la parità di trattamento è la regola e non una concessione.
Le voci che non devono comparire
Un capitolo va escluso dal budget per scelta, non per convenienza. Il lavoratore non paga per il proprio posto di lavoro: nessuna commissione di collocamento, nessun anticipo sul primo stipendio, nessuna trattenuta per il volo di andata. È il principio dell'employer pays su cui Werklist costruisce i corridoi dal Nepal, dall'India e dalle Filippine, e la pagina dedicata ai datori di lavoro indica come viene documentato.
La ragione non è soltanto etica. Una trattenuta in busta paga per l'alloggio o per il viaggio è una contestazione pronta in sede ispettiva, e si somma agli altri binari sanzionatori descritti nella guida alle sanzioni dell'Ispettorato del lavoro.
Il conto onesto di una coorte di venti persone si scrive quindi su tre righe: qualche migliaio di euro di pratiche, un canone di alloggio per posto letto per tutta la durata del contratto, e quattro o cinque mesi di posizione scoperta prima del primo turno. Le prime due si negoziano, la terza si accorcia soltanto pianificando la domanda con mesi di anticipo.
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