Contratto di soggiorno e idoneità alloggiativa per lavoratori stranieri
L'articolo 5 bis del D.Lgs. 286/1998 obbliga il datore a garantire un alloggio idoneo e il viaggio di rientro. Parametri, comune competente e tempi.
Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato, introdotto dall'articolo 5 bis del Testo Unico immigrazione (D.Lgs. 286/1998), obbliga il datore a due cose che non compaiono in un normale contratto di lavoro: garantire al lavoratore un alloggio conforme ai parametri minimi dell'edilizia residenziale pubblica e impegnarsi a pagare il viaggio di rientro nel Paese di provenienza.
Sono due obblighi di natura diversa. Il secondo è un impegno economico differito che raramente si concretizza. Il primo è una condizione di ammissibilità della pratica: senza l'indicazione di un alloggio idoneo, lo Sportello Unico per l'Immigrazione non rilascia il nulla osta e la domanda si ferma prima ancora di arrivare al consolato.
Cosa firma davvero il datore di lavoro
Il contratto di soggiorno si sottoscrive allo Sportello Unico della prefettura, nella stessa convocazione in cui il lavoratore riceve il codice fiscale e presenta la richiesta di permesso. Il testo non è negoziabile: è un modello ministeriale in cui il datore dichiara di avere a disposizione, per quel lavoratore, una sistemazione che rientra nei parametri di legge.
La giurisprudenza amministrativa ha chiarito la natura di questa garanzia. L'obbligo del datore è sussidiario: opera se il lavoratore non è in grado di provvedere da sé a una sistemazione. Nella pratica del reclutamento internazionale il lavoratore che arriva da Kathmandu o da Manila non ha modo di stipulare un contratto di locazione prima dell'ingresso, quindi la garanzia sussidiaria diventa la regola e non l'eccezione.
Al momento della firma il lavoratore consegna il certificato di idoneità alloggiativa oppure, se il comune non lo ha ancora emesso, la ricevuta della domanda. Quella ricevuta è sufficiente per la firma, non per il rinnovo successivo del permesso: il certificato va comunque completato.
Chi rilascia il certificato e con quali parametri
Il certificato di idoneità alloggiativa lo rilascia il comune in cui si trova l'immobile, di norma attraverso l'ufficio tecnico o i servizi demografici; in alcune regioni l'accertamento igienico sanitario è svolto dall'azienda sanitaria locale. Il termine ordinario del procedimento è quello generale di trenta giorni fissato dall'articolo 2 della legge 241/1990, salvo diverso termine deliberato dal singolo comune.
I parametri di riferimento sono due e vanno letti insieme.
| Fonte | Parametro |
|---|---|
| Decreto ministeriale 5 luglio 1975 | stanza da letto singola non inferiore a 9 mq, doppia non inferiore a 14 mq |
| Decreto ministeriale 5 luglio 1975 | altezza minima dei locali abitabili 2,70 m |
| Parametri dell'edilizia residenziale pubblica | 14 mq per ciascuno dei primi 4 occupanti, 10 mq per ciascun occupante successivo |
| Legge 241/1990, art. 2 | 30 giorni per la conclusione del procedimento comunale |
Il numero che manda in crisi le pianificazioni è l'ultimo della terza riga. Un appartamento di 70 mq utili regge quattro persone con i parametri dell'edilizia residenziale pubblica, non sei. Il datore che ha affittato tre trilocali per diciotto saldatori scopre in sede di accertamento che l'alloggio è idoneo per dodici, e le sei posizioni restanti restano senza nulla osta finché non compare un quarto immobile.
Il secondo errore ricorrente riguarda la titolarità. Il certificato si riferisce all'immobile, non al datore: se l'azienda usa alloggi presi in locazione da terzi, serve il consenso del proprietario e un contratto registrato che copra la sublocazione o l'ospitalità. Un immobile perfettamente idoneo ma indisponibile sul piano contrattuale produce lo stesso esito di un immobile troppo piccolo.
Perché la verifica torna anni dopo
L'idoneità alloggiativa non è un adempimento che si esaurisce all'ingresso. Il rinnovo del permesso di soggiorno, il ricongiungimento familiare e il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo richiedono a loro volta una verifica sull'alloggio, e l'accertamento in quelle occasioni parte dalla situazione reale, non dal certificato di tre anni prima.
Il secondo punto di ritorno è il controllo. L'Ispettorato nazionale del lavoro e le aziende sanitarie possono verificare le condizioni degli alloggi messi a disposizione dal datore, e uno scostamento fra quanto dichiarato nel contratto di soggiorno e quanto trovato in sopralluogo apre un fronte sanzionatorio proprio, descritto nella guida alle sanzioni dell'Ispettorato del lavoro. Un letto in più in una stanza da 14 mq è una modifica dei presupposti su cui la prefettura ha rilasciato il nulla osta.
Per questo conviene trattare l'alloggio come una voce di progetto con una capienza dichiarata, un contratto registrato e una data di verifica, esattamente come si tratta il permesso descritto nella guida al permesso di soggiorno per lavoro.
Werklist verifica la capienza alloggiativa prima di confermare i volumi di un corridoio, perché il numero di posti letto certificabili è spesso il vero tetto alla dimensione di una coorte; la pagina dedicata ai datori di lavoro descrive come questa verifica si colloca nella sequenza. Un piano di assunzioni costruito sul fabbisogno produttivo e non sui metri quadri disponibili si ferma al primo accertamento comunale, e quel fermo arriva quando i voli sono già prenotati.
Continua a leggere
Tutti gli articoli →Come si ottiene il permesso di soggiorno per lavoro in Italia
Il permesso di soggiorno per lavoro si chiede entro otto giorni dall'ingresso. Costi indicati dal Ministero dell'Interno, durate e rinnovo a 60 giorni.
Assumere lavoratori filippini in Italia: la verifica del contratto presso il MWO
Il Migrant Workers Office di Roma verifica datore, job order e contratto prima del dispiegamento. Accreditamento DMW valido 4 anni e iter in cinque passaggi.