Convertire il permesso stagionale in lavoro subordinato in Italia, fuori quota
Dal DL 145/2024 la conversione del permesso stagionale in lavoro subordinato è fuori quota allo Sportello Unico: servono 3 mesi di lavoro regolare e 20 ore.
Un lavoratore extra UE entrato in Italia con permesso stagionale può convertirlo in permesso per lavoro subordinato non stagionale senza attendere il decreto flussi. La conversione è regolata dall'articolo 24 comma 10 del D.Lgs. 286/1998, modificato dal DL 145/2024, e dopo quella modifica avviene fuori quota: la domanda si presenta in qualsiasi momento dell'anno, senza click day.
Chi può chiedere la conversione e con quali requisiti
Il presupposto è il lavoro stagionale effettivamente svolto e regolarmente retribuito. La circolare 5969 del 27 ottobre 2023 del Ministero dell'Interno fissa la soglia: almeno tre mesi di lavoro stagionale regolare, oppure, per il settore agricolo, almeno tredici giornate al mese per un totale di trentanove giornate. Il conteggio si prova con le comunicazioni obbligatorie, le buste paga e i versamenti contributivi, non con una dichiarazione del datore di lavoro.
Il nuovo rapporto deve reggere da solo. Il portale integrazionemigranti.gov.it del Ministero dell'Interno indica due condizioni sul contratto: un orario di almeno venti ore settimanali e, per il lavoro domestico, una retribuzione mensile non inferiore a 538,69 euro. Un contratto part time da dodici ore settimanali, per quanto genuino, non regge la conversione e il fascicolo torna indietro.
Sul termine esiste un punto che molti datori di lavoro sbagliano. La domanda va presentata prima della scadenza del permesso stagionale, ma il Consiglio di Stato, con la decisione del 15 settembre 2022, ha qualificato quel termine come ordinatorio e non perentorio, riconoscendo una tolleranza di sessanta giorni dalla scadenza. È una tolleranza, non una finestra da pianificare: chi la usa come regola trova comunque uno Sportello Unico che chiede spiegazioni sul periodo scoperto.
La procedura allo Sportello Unico, tempi e costi
La domanda è telematica e passa dal Portale ALI del Ministero dell'Interno. Per le conversioni fuori quota si usa il modello VB, compilato dal datore di lavoro o dall'intermediario abilitato. Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della prefettura competente per il luogo di lavoro istruisce la pratica, verifica la capacità reddituale del datore, acquisisce il parere della Questura e convoca le parti per la firma del contratto di soggiorno.
I costi sono quelli ordinari di un permesso per lavoro subordinato: il contributo per il rilascio del titolo di soggiorno, che per un permesso di durata superiore a un anno e fino a due anni è di 100 euro, la marca da bollo da 16 euro e i 30,46 euro del kit postale. A questi si aggiunge il contributo forfettario di 16 euro per la richiesta di nulla osta versato tramite il portale. La procedura e i costi completi del permesso di soggiorno per lavoro valgono anche qui, perché il documento finale è lo stesso.
| Passaggio | Chi lo esegue | Tempo indicativo |
|---|---|---|
| Domanda sul Portale ALI, modello VB | Datore di lavoro o intermediario | Giorno 0, in qualsiasi periodo dell'anno |
| Istruttoria e parere della Questura | Sportello Unico e Questura | 30 giorni dalla domanda completa |
| Convocazione e firma del contratto di soggiorno | Sportello Unico | Alla comunicazione del nulla osta |
| Invio del kit postale e rilascio del titolo | Ufficio postale e Questura | 60 giorni circa dalla firma |
Il confronto con il canale a quote è netto. Un ingresso ordinario resta legato alle quote annuali del DPCM di programmazione e al click day, con la competizione che questo comporta. Le quote del decreto flussi 2026-2028 chiariscono quanto stretta sia quella porta. La conversione, invece, riguarda una persona già presente e già nota all'amministrazione.
Gli errori che fanno ripartire la pratica
Il primo è il conteggio delle giornate. In agricoltura le trentanove giornate della circolare 5969 del 2023 devono risultare dai modelli dichiarativi previdenziali, e se il rapporto è stato registrato a giornate discontinue senza copertura contributiva piena il requisito non c'è, per quanto il lavoratore abbia lavorato.
Il secondo è la coerenza tra permesso stagionale e nuovo contratto. Il permesso stagionale nasce con un rapporto e un datore definiti, come descritto nel nulla osta stagionale fino a nove mesi. Se il nuovo contratto è stato firmato con una società diversa da quella indicata nelle comunicazioni obbligatorie, lo Sportello Unico chiede la ricostruzione del rapporto precedente prima di guardare il nuovo.
Il terzo riguarda la capacità reddituale del datore. Per il lavoro domestico e per l'assistenza familiare l'ufficio verifica il reddito imponibile della famiglia, e una dichiarazione dei redditi che non sostiene la retribuzione dichiarata blocca il nulla osta anche quando il lavoratore ha tutti i requisiti.
Per un datore di lavoro italiano che ha già un lavoratore stagionale in squadra, la conversione fuori quota è oggi il canale più prevedibile per stabilizzarlo, perché non dipende da una data fissata a Roma. Dipende dai documenti del rapporto già svolto, e quelli si costruiscono durante la stagione, non alla fine. Chi conserva buste paga, comunicazioni obbligatorie e prove contributive mese per mese arriva alla domanda con il fascicolo già completo. Trovate il quadro generale dei nostri corridoi verso l'Italia nella pagina per i datori di lavoro.
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